Roma 2009.
Grin e Sherazade erano seduti sui gradini d’una chiesa quando all’improvviso ricevette una telefonata da Milo.
-
Ciao Milo.
- Te
la sei fiocinata?
- …Ma
chi?
-
Come chi? L’amica di Martino.
- Sei
di una volgarità sconvolgente.
- Ma
se è un’espressione che m’hai insegnato tu!
- Mai
insegnato una tale sconcezza. Non ricordo.
-
Veniamo al dunque: l’hai fiocinata?
- No.
- Non
ancora, vuoi dire.
- Non
ancora.
- Sic
transit gloria mundi.
- …
Milo, che volevi?
-
Stasera al Brancaleone c’è Jeff Mills. Ovviamente tu ci sei?
-
Jeff Mills. Wow…
- Per
l’ingresso ho già sentito Er Vasella. Posti bloccati. Abbiamo sconto
e consumazione.
-
Sembrerebbe una bella serata. Quanto?
- 35.
Per noi 15. Allora vieni?
-
Penso di…sì…
- Ma
dove sei adesso?
- A
Piazza Sant’Ignazio di Loyola…
-
Dove? E che stai a fa'?
- Sto
con un’amica.
-
Interessante. Che fate?
-
Chiacchieriamo sui gradini fuori dalla chiesa. Sai, è quella dove ci sono le
illusioni ottiche dipinte sul soffitto della navata centrale. Quelle di Andrea
Pozzo.
- Se
capita ci farò un salto. Allora, che dico al Vasella?
-
Digli di sì.
-
Porta anche la tua amica, se vuoi.
- Non
è il suo genere, credo, ma glielo chiederò.
- E’
carina?
- Devo ancora decidere…
-
Bah…
- Ci
sentiamo Milo….
-
Aspetta! Ti dovevo chiedere un’altra cosa. Tu che ne capisci di arte e disegno...
- Se
lo dici tu.
- Ti
risulta che Escher abbia vissuto a Roma negli anni venti e trenta?
-
Perché ‘sta domanda? Mi prendi per il culo?
- No,
no. Ne parlavo con un amico l’altro giorno. Lui diceva che sbagliavo. Ma io mi
ricordo che ci ha vissuto…
- Si,
durante il fascismo ha vissuto qui. Poi non ha più retto l’atmosfera
e se n’è andato.
- Ed
è qui a Roma che ha dipinto la mano con la sfera, vero? Quella dove
si riflette sia lui che la sua stanza.
-
Già.
-
Sì?! L’ha dipinta qui?!
- Sì.
Circa nel 1935, poco prima che lasciasse Roma e l’Italia.
-
Allora avevo ragione. Certo è affascinante.
-
Cosa?
-
Beh, che la stanza che ha disegnato alle sue spalle era romana…cioè, era
un appartamento romano.
- Mi
pare che Escher abbia vissuto a Monteverde. Sarà un appartamento di Monteverde.
-
Capisci…l’ha dipinta qui, a pochi chilometri da dove sei adesso!
-
In effetti è fico.
-
Chissà se si può risalire all’indirizzo. Tu sai qual è?
- Chi
credi che sia, Holmes?
-
Chi, lo scrittore?
-
Sherlock Holmes. L'investigatore cocainome.
- Dobbiamo trovare quell’indirizzo. Sono curioso.
- Ok
Milo, ci proveremo. Chiederemo alla polizia. Parleremo col Tomba. Ci proveremo, insomma.
- E' una promessa?
-
Certo.
-
Allora a stasera con Jeff Mills.
- Ok.
Ciao bello.
-
Come ciao? E a che ora passo a prenderti?
-
Boh, vedi tu.
-
Un’ora orientativa?
-
Passa e basta. Decidi tu. Fammi sapere. Sorprendimi come fece l'Angelo.
- L'Angelo Della Morte. Ok,
ciao.
- Perfetto.
Click.
Le
scale, la piazza, le imposte antiche delle case, Sherazade che
pensava ai fatti suoi frugando nella borsa. Era estate e le ginocchia
degli umani erano scoperte, complici d’una memoria sconosciuta e invitante.
Quel giorno lei indossava un bel fermaglio:
le raccoglieva i capelli dietro la testa facendoli ricadere come grande coda di
fenice bruna ed erotica. Non era bella.
Era magnetica.
-
Scusami…era un amico…senti - chiese Grin a Sherazade - ti piace
Jeff Mills?
-
Chi?
- Un
dj di musica techno.
- Ti
piace la musica techno? Non l’avrei mai detto.
- Mi
piace la musica fatta bene, non m’importa il genere. Odio solo gli U2. Il resto posso sempre vagliarlo con educazione.
Grin
rifletté un istante sui disegni delle città immaginarie che Escher
aveva creato nel corso degli anni. Cazzo: avevano tutti
senso. In quell’istante, in una strada parallela alla piazza dove
si trovava c’erano dei ponticelli sospesi interamente coperti,
realizzati in vetro e muratura: passaggi fra un lucernario e l’altro. Tutta
roba che a Roma capita di scorgere in frazioni di secondo. E’ dunque la città
del dormiveglia: nessun altro accampamento umano la scavalcherà mai, fintanto che
si ciberà di mondi immaginari. Probabilmente, pensò Michele,
la stanza di Monteverde dove Escher aveva disegnato la famosa sfera era IL
SACRO GRAAL degli onironàuti. Magari s’erano messi alla ricerca di quel luogo
già da tempo.
Fortunato il proprietario di quell’appartamento. Probabilmente, l’Incantatore
era passato di lì in piena notte, fatto un giro per la casa, seduto silenzioso accanto al
letto del proprietario fino
all’alba, osservandolo mentre dormiva. Fortunato te. Erano molti
gli appartamenti di Roma nei quali
forme
eggregoriche vagavano nel corridoio, nei bagni, sotto i letti:
era una questione di scarti umorali, milioni, fluttuanti lungo la Capitale in maniera invisibile. A volte, pensò Grin, sembrava
che tutti quanti stessero brancolando in un sogno incandescente
ed articolato. E, sul finir del giorno, un’ombra
d’ambra che entrava dalle finestre agli ultimi
piani: chi voleva, poteva appuntarne i particolari, e catalogare gli
squarci
del cielo in lontananza, deliziosi tramonti epifanici, cimitero mercuriale degli anni
appena scomparsi. Poi Grin ragionò su chi avesse
fiocinato e chi no nell’ultimo periodo. Doveva darsi
una
mossa. Ma il problema era più generale. Stavano tutti perdendo
colpi invece di darli.
(da "Michele Della Notte, onironauta", 2OO9, ed. Er B.)
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