Roma 2009.


Gli serviva la città. Gli serviva la commedia malata. E allora non c'era via di fuga: doveva alimentare il fuoco sotto i suoi piedi per sempre. Scrivere. Camminare. Brancolava nei pressi di Via Tiburtina, circondato da frasi sconnesse perfettamente collegate: le limava con coltello e lingua, ma quasi sempre la prima versione – l'istante non limato – era la migliore. Camminava lungo Via delle Cave di Pietralata come se fosse il centro del mondo. Al 93 c'era una vecchia casa a pianterreno, col giardino malmesso: una casa romana che trent'anni fa era borgata, e cinquant'anni fa campagna. Un gatto si leccava la zampa. Dietro di lui una porta marcia coi cardini arrugginiti. Sicuramente ci viveva ancora qualcuno. Gli arredi del giardino consistevano in una panchina scapocciata e minuscoli, onesti alberelli degli anni quaranta. Tutto quello era un sogno. Una bottiglia col messaggio dentro. I vecchi fuochi di cui parlava
Edgardo Sogno in “A Water Babies”. Grin camminò senza meta, fiutando segnali come il suo vecchio amico immaginario Gilles. Scarpe situazioniste turboromantiche. I palazzi anonimi s’univano alle geometrie in pendenza delle strade e gli suggerivano le entrate secondarie corrette, i percorsi più densi, le scorciatoie siderali. Non a caso arrivò alla Stazione Tiburtina percorrendo la migliore delle
visuali. La Stazione era ENORME, spigolare, in costruzione ed espansione. In piccolo, omaggiava la Sagrada Familia di Gaudì: binari ancora da terminare, vetrate in agganciamento, gru ciclopiche, flussi umani in entrata e uscita, torrentizi. Costeggiò il ponte e la tangenziale, poi arrivò nel piazzale
ed entrò in stazione. Stava ascoltando i Massive Attack. “Mezzanine” era un disco molto dark, pericoloso. Aveva più di dieci anni. Risaliva al vecchio mondo, al vecchissimo lui.
La folla frastagliante venne abbandonata nel momento in cui Grin trovò il suo binario. Camminò lungo la banchina in attesa del treno. Odore di eucaliptolo e dopobarba, di merda e minestra. Non poteva farci nulla. La città e le sue evacuazioni intestinali. Doveva sottostarvi. Arrivò il treno. Prese il
treno. Soffriva. Che pusillanime. Ma alle volte soffriva per davvero, gemeva internamente. Sembrava una crisi d'astinenza. Sapeva che sarebbe passata: ed era un esperto, dopo anni di battaglie. La sua città era un posto crudele. Punte di schizofrenia nelle sue mani. Peccato, un ragazzo di così bell'aspetto. Ma il corpo è materia sopravvalutata e lui lo sapeva. Il succo del limone spremuto, ecco cosa importa davvero: la buccia morta si butta al secchio e viene presto dimenticata. Scriveva unicamente con la mente, per sopravvivere; talvolta segnava le idee su taccuini o sul cellulare. Soffriva. Un malessere chimico, dolore al petto e scariche nere lungo la colonna vertebrale; alberi che crescevano storti nei
reni, capsule di cervello dimenticate in cassettiere d’appartamenti abbandonati anni prima. Non sapeva più dove fossero quei palazzi, quei mobili. Stava male. Un senso di ghirigoro crudele nell’aere. Se solo fosse stato per la droga, per l'astinenza. Ma no. Era pulito. Troppo pulito. La causa non era artificiale. Era nato così, ed era lui stesso la scogliera dove s’infrangeva la schiumaccia. Gli schizzava fuori
dalla bocca perché n’era colmo. IL RAGAZZO CON LA RABBIA CANINA S'AGGIRA PER LA CITTA', SIGNORE, ATTENZIONE! SBRODOLA DALLA BOCCA E DAL CAZZO! Uno dei modi per battere quel dolore era sempre stato il sesso. La piccola morte. In particolare, i primi tre secondi d'orgasmo (gli ultimi secondi purtroppo sono già affar cosciente di scuola manierista). Un altro antidoto era la doccia dopo il sesso, che è infinitamente meglio del sesso. O la meditazione trascendentale appena espletata una sega: gli occhi chiusi e il pisello bagnato ancora in mano. Erano le cinque di pomeriggio, attraversava la città col treno e soffriva agitando i sonagli del suo coccige. I suoi occhi miravano le cose. Quanti bei pezzi su muri e su vagoni. Tag leggendarie. Jon, Pane, Poison, Reps. Guardava, sonagliava e soffriva. Sempre indossato le stesse mani per decenni. Lentamente sfumò. I dolori s’affievolirono. Arrivò alla Stazione Tuscolana. I corvi stavano scomparendo. Respiro di sollievo. Camminò in luoghi familiari della memoria. Via Appia Nuova. Alberone. Via Latina. Il grande Parco della Caffarella. Se presente in piccole dosi, il verde lo poteva salvare. Le città perfette erano quelle coi parchi grandi e selvaggi, nei quali era facile entrare e dai quali era facile uscire. Niente Phoenix Park. Niente Richmond Park. La Caffarella andava bene. Roma andava bene: stava morendo e con lei tutti i suoi abitanti. Andava bene. Non c'era nulla da capire. Il male passò completamente e Grin tornò a splendere. Prese un gelato. Poi si ricordò del suo amico Bruno Adandrìti, sparito da mesi. Un altro luogo della memoria. Nessuno sembrava più curarsi di Bruno. Forse nemmeno era mai esistito. Finì il gelato e chiamò Nòttola.


- Dottore! - gli disse l'amico.
- Hey. - disse Grin.
- Giusto a proposito. Io e i ragazzi ci stavamo chiedendo qual è la più bella canzone italiana di sempre. Tu che sei un esperto, che mi dici?
- …i ragazzi?
- Rispondi solo alla domanda.
- ...Ok…Adius di Piero Ciampi.
- Sei un ragazzo estroso – disse Nòttola, staccando poi la voce dal telefono e rivolgendosi a qualcuno fuoricampo – dice Adius di Piero Ciampi!
Sullo sfondo ci furono blaterii di disapprovazione.
- Chi sarebbero i ragazzi? - chiese Grin.
- Sono con i fratelli Lisùrici.
- Gran compagnie, ti scegli. Digli che sono dei coglioni.
- Dice Grin che siete dei coglioni.
Sullo sfondo urli e parolacce. I fratelli Lisùrici erano originari di Matera e studiavano medicina alla Sapienza. Ma erano fuoricorso e sperperavano da anni i soldi del padre, famoso imprenditore di prodotti caseari del sud Italia. Di solito erano fatti di metaqualone o rubavano medicine dall'università per rivenderle a San Lorenzo. Urli e parolacce sullo sfondo.
- Lascia stare quel gatto! - disse Nòttola all'improvviso.
- ...Ma che cazzo succede? - chiese Grin.
- …
- Ci sei?

- ...
- Nòttola!
- Sì?
- Porco zio, Nòttola, m’ascolti?
- Certo.
- Mi daresti il numero di Moonhead?
- …Di Moonhead?
- Eh. L’ho cancellato dalla rubrica. Non lo trovo più.
- …Il numero di Moonhead.
- Eh.
- E da quando tu fumi hashish?
- Ma che hashish. Mi serve che mi porti dal Landlord.
- ...
- Oh, hai capito?!
- Ho capito, ho capito. Ma che devi fa' dal Landlord?
- Voglio chiedere se mi aiutano a trovare Bruno.
- Bruno?
- Eh.
- Ma ‘sti cazzi! E che, vai dal Landlord?
- Secondo me mi possono aiutare. Possibile che a voi non freghi un cazzo?
- Non capisco lo sbattimento. Prima o poi Bruno torna.
- E’ disperso da mesi!... Merda…E poi non mi costa nulla chiedere in giro. E faccio pure un po’ di onirogeografìa.
- Cos’è che fai?
- Tua madre lo sa.
- Senti, io dico solo di non preoccuparsi per lui.
- E’ tanto per fare qualcosa, allora. Ok?
- Ti manca proprio Bruno, eh?  Comunque, se ti vergogni a chiedermelo...io a casa ho ancora un po' di Charas...
- Non mi serve nessun cazzo d'hashish! Mandami il numero di Moonhead!
- Ok, ok, e che diamine merda diamine!
- Molto bene.
- Ci sentiamo, dottore. Ti voglio bene.
- E dì ai fratelli Lisùrici che portano zella e sono dei coglioni.
- Sarà fatto.
- Ciao.
- Bella Mick.


CLICK.

Ricevette un sms poco dopo. Salvò il numero in rubrica. MOONHEAD. Il suo amico punk/casual/tossico/testa esoterica indiavolata. Tornò a casa e vide un po' di tv con sua sorella. C'erano anche i suoi genitori.
- Come vanno gli esami? - chiese suo padre.
- Bene. - rispose Grin mangiando un biscotto.
- Meglio che ti sbrighi. O a breve potresti cominciare a saltare la cena.
- Farò in modo che non capiti.
- Perfetto.
- ...Poco fa è arrivata una chiamata per te. Un certo Vipera. - disse sua madre.
- ...Ah. E che voleva?
- Mi ha detto che richiamava. Aveva una voce strana. I tuoi amici sono orribili.
- E' solo un conoscente.
- Ricordati della cena. - disse suo padre dandogli una pacca.

Grin andò in camera e si sdraiò sul letto. Chiamò Moonhead. Gli spiegò che voleva vedere il Landlord. C’era come un senso di segreti o trabocchetti nell’aria della stanza dalla quale chiamava. Moonhead gli fissò un incontro per il pomeriggio successivo, alle cinque, e poi gli disse che per quelle cose lì era meglio non parlare al telefono. Grin gli spiegò che non gli serviva affatto della droga. Moonhead bestemmiò perché aveva usato la parola proibita, poi gli disse ok. Grin vide un film e poi chiamò Er Vipera. Gli chiese perché l'avesse cercato, e soprattutto perché lo avesse chiamato a casa e non al cellulare. Er Vipera disse che il suo cellulare non era MAI raggiungibile, come se fosse schermato o vivesse in un mondo parallelo…e quindi di cambiare modello visto che non era MAI raggiungibile: “Comprati un touch e lasciar stare i cellulari con la fottuta tastiera!”. Grin sospirò un ok, amico mio. Poi Vipera gli disse che voleva proporgli un concerto la sera dopo, all'Americunt: se entrava con la sua lista, avrebbe avuto due consumazioni gratuite. Grin trattò per alzare l'offerta a tre consumazioni, promettendo che gli avrebbe portato altre cinque persone. Vipera disse ok. Poi cascò la linea. Grin richiamò. Vipera disse che era in metro all'altezza di Quintiliani. Grin gli confidò che ore prima s’era trovato proprio da quelle parti, accidenti come sono buffe le coincidenze della vita, poi gli augurò che lo accoltellassero all'uscita dal vagone. Risero sguaiatamente tutti e due. Infine Grin chiese al Vipera se gli andasse di accompagnarlo il giorno dopo dal Landlord per un affare. Er Vipera disse che a casa aveva abbastanza hashish per tirare avanti fino all'autunno. Grin gli disse che il motivo della visita sarebbe stato un altro. Vipera disse che l'avrebbe accompagnato con piacere. Fissarono un appuntamento per il pomeriggio seguente. Le case di Roma s’illuminarono pian piano, tanti petali o boccioli sull'orlo d’un immenso giardino botanico. Il resto della serata avanzò e scivolò in maniera rettiliana, frusciante e magnetica: lenta come se fossero tutti immersi in slow-motion perenne. Acqua, vapori, palazzi di sabbia, catacombe, sottoscala, stelle cefeidi, strade secche e magiche. Cose così. (C'era qualcosa di scintillante nell'aria vuota. Forse poteva essere quello il momento).
Il giorno dopo arrivò e tutti videro che era cosa buona e giusta, tranne quelli che si svegliarono presto per andare a lavoro o quelli che non si svegliarono affatto. Alle quattro del pomeriggio Grin e Vipera si beccarono davanti Santa Maria Maggiore. Faceva molto caldo e pensarono d'entrare dentro per salvarsi dal mondo. Nella chiesa era fresco come un sogno. Il marmo dava sollievo. Tutti quei rumori rifratti, vittime dell’eco e della penombra. Nella navata laterale di destra videro un gruppo di suore molto giovani che parlottavano. Vipera rivelò che era sempre stato un suo sogno erotico. Grin disse di no, lui non ce l'aveva mai avuto, meglio le business milf, i capelli, le giarrettiere e le mongolfiere. La chiesa venne abbandonata al momento opportuno. Bevvero una birra al Druid's Rock, circondati da americani. Alle cinque in punto raggiunsero la Stazione Termini. Scesero d'un piano ed entrarono nella libreria Borri Books. Vicino alle casse trovarono Moonhead ad aspettarli. Vipera e Grin camminavano all'unisono e sembravano due psicopatici. Moonhead indossava una tuta gialla Ellesse e adidas Beckenbauer bianconere. Moonhead era fatto di San Giuseppe e Super Polm.
- Che fottuto duo. – disse Moon.
- Ciao, Mu. - disse Grin. Vipera annuì.
- Allora, che vi serve?
- Non quello che pensi.
- Sarà. Comunque non me ne fotte nulla. Te la vedi direttamente con lui.
- E' esattamente quello che voglio fare. Ho solo bisogno di informazioni.
- Una chiacchiera in allegria. Certamente...E tu perché non dici nulla?

- Io sono solo un accompagnatore. - disse Vipera.
- In effetti mi pare logico: vado a memoria, ma a casa dovresti ancora avere parecchia merce.
- Infatti.
- Mi ricordo di te, cosa credi?
- Credi quello che vuoi. - disse Vipera.
- Permettete, ragazzi? - disse Grin.
- Oh, certo, certo. - disse Moonhead, scoprendo loro la vista del reparto “esoterismo” in fondo alla libreria. Scorsero l'essere immediatamente. Era al solito posto di sempre. Il Landlord camminava avanti e indietro con estrema calma, la mano sinistra sui reni. Indossava pantaloni color panna, una camicia blu con le maniche arrotolate al gomito e infradito nere. In mano, il solito bastone di madreperla da passeggio. L'occhio di vetro risaltava già da lontano. I ragazzi si avvicinarono. Moonhead disse due parole d’introduzione, poi li lasciò soli. I capelli del Landlord erano corvini e ordinatissimi, con la riga al lato. Doveva essersi rasato anche dopo pranzo, perché le guance sembravano realizzate in porcellana. I muscoli pulsavano oltre la camicia. Aveva sessant'anni ma sembrava più giovane.


- Salve. - disse il Landlord.
- Salve. - dissero i ragazzi.
- Lasciate che mi presenti. Un tempo lavoravo come caratterista nei film. Negli anni sessanta ero sempre il ragazzino che moriva o veniva rapito. Si vede che lo facevo bene, perché mi chiamarono in un sacco di film. Negli anni settanta e ottanta sono apparso in almeno cento pellicole, interpretando
piccoli ruoli: gelataio, portiere d’albergo, appuntato, zombie, tizio morso da zombie, tizio stuprato da zombie, rapinatore, vandalo, dottore, direttore di banca, giardiniere, portaborse, stupratore, killer, barbone, tassista, cadavere. Una volta in un film ho mangiato un feto di neonato, ma in realtà era di coniglio. Non ho mai fatto film porno. Ho lavorato con registi quali Di Leo, Piavoli, Kirkpatrick, Soavi, Dawson, Castellari, D'Amato, Beinardi, Milestone, Clucher, Bava, Smithee, Fulci, Hills, Costa, Parenti, Franklin, Fellini, Argento, Lenzi, Bambonera, Deodato, Cluti. Ma adesso è un altro periodo di vita. Ora mi occupo di pubbliche relazioni. Salve, potete chiamarmi Landlord, quello che un tempo si occupava di cinema.
- Salve, sono Michele, quello che un tempo scriveva fiabe per bambini.
- Ah, uno scrittore...brutta razza gli scrittori.
- Concordo pienamente.
- Sono felice che concordi...
- In realtà abbiamo già parlato una volta, un paio d'anni fa. - disse Grin guardandolo nell'occhio buono, cioè quello di vetro.
- ...Hai ragione. Adesso mi ricordo. Poi mi pare che andò tutto bene, vero?
- Sì. Benissimo.
- Non erano veri satanisti. Solo cretini innocui.
- Sì. Allora si ricorda proprio tutto.
- Io ricordo sempre. Tutto. Allora...che vi serve?
- In realtà serve solo a me. - disse Grin.
- Esatto. Io sono un semplice accompagnatore. - disse Vipera.
- Mmm, cos'è...volevate impressionarmi? Una squadra di bravi?
- Veramente no...è solo che non mi andava di venire da solo. Ultimamente tendo ad isolarmi un po' troppo, e sta diventando un problema.
- Mmm, capisco...beh, anche io passo molto tempo da solo. Ma mi piace e mi piacerà sempre. Perché ho troppe cose da fare e sto sempre con la gente, dunque se ho dei momenti privati cerco di prolungarli, perché sono preziosi.
- Ok.
- Allora. Lasciami indovinare. Sicuramente non si tratta di roba da poco. Niente che abbia a che vedere col banale passatempo di Moonhead.

- Infatti.
- Si vede che siete gente di stile.
- Per certi versi. - disse Grin.
- Bene. Dunque: vediamo se indovino. Volete droghe sofisticate, vero? Capsule Spasmo Proxyvon Plus? Alcova, shaboo? Metanfetamina rossa? O magari lacrime di coccodrillo. Roba molto pericolosa. Ti fa cadere la pelle a pezzi. Sareste dei pazzi ad usarla! Quanti grammi di lacrime di coccodrillo volete?
- No, no. Assolutamente. Vorr
- Allora volete giocare a poker? Dovevo capirlo. Ci sono due bische attive proprio in questo momento: una qui vicino in un sottoscala a Via Magenta, l'altra a Via della Luna a Roma ovest. No? Fate di no con la testa…Allora magari vi interessano video porno amatoriali...Dovevo immaginarlo…Schifosi… Abbiamo roba grandiosa d’una coppietta siciliana, Salvo e Giusy, lei ha una punta di baffi, è davvero affamata...Oppure...beh...ho un tizio che si mette nel culo praticamente ogni oggetto…sono porno casalinghi con componenti quasi fantascientifiche…Oh, aspettate, ci sono anche snuff movies. Forse volete quelli…Ma bisogna andarci coi piedi di piombo, mi capite, no? Sareste dei pazzi a chiedermeli così, senza preavviso. Chi vi credete di essere? No! Perdio! Per gli snuff movies ripassate domani! Avete capito, maledetti!...Mmm...No. Sto sbagliando di nuovo. Continuate a fare di no con la testa. Non vi servono snuff. Ok, meglio così...Allora...Hey, non sarà mica che vi interessano le lotte fra galli? Che roba banale. Ora ho capito. Vi interessano i pennuti. Vi piacciono gli uccelli. Bene. Se volete, stasera ci
sono un paio di begli incontri sulla Collatina, uno è organizzato da Angelo l'Americano, roba sicura…Mmm...oh, ok, non è nemmeno questa. Sentite, se volete soldi a strozzo non me ne occupo io, bisogna andare dal Nero a Roma nord. Ma fate attenzione, gestisce un castello organizzativo enorme, e Dio solo sa quanto ancora durerà: secondo me fra qualche anno cadrà tutto in pezzi. Ma lui si salverà. Gli amici delle sfere alte lo salveranno, perché lui ha in mano le loro palle. Vi ricordate la rapina al Palazzo Di Giustizia? Ecco. Invece se siete di Roma est, ovviamente, ci sono i Casamonica o Senese: ma io con loro non tratto, ci siamo capiti? No. Assolutamente no!...Mmm…Fate ancora cenno di no. Non è nemmeno questo. Uffa. Sono sfinito. Non è nemmeno questo. Cristo…
- Infatti. Non è nemmeno questo.
- Siete gente difficile.
- Vede, semplicemente mi serviva di sap
- Io sono un tipo bravo ad indovinare. Lo so che lo so. E' qualcosa di più semplice...Ok! Vuoi mangiare del vero cibo cinese. Certo, non bisogna andare nei ristoranti, ma nel retro del locale: puoi farlo solo se hai le conoscenze giuste. Lì potrai mangiare il vero cibo cinese, tante di quelle leccornie che nemmeno t’immagini. Non penserete davvero che i cinesi mangino nidi di rondine e nuvolette di drago. Quella è robaccia per noi occidentali. Veniamo fregati ogni giorno, nonostante ci riteniamo i padroni del mondo. Ma il sud e l'est segretamente ci prendono per il culo. Siamo solo dei coglioni. Un giorno ci stermineranno.
- Capisco. Ma non riguarda affatto il cibo cinese. Io vorr
- Magari volete ritrovare la scimmia di giada. Dicono che sia dispersa dalle parti di Malagrotta. Ma per questo bisognerebbe chiamare l'Uomo Con La Valigetta.
- Cos'è la scimmia di giada?
- …Oh, oh…ok. Allora non è la scimmia di giada...Ehm…Come non detto. Fate finta di non aver sentito.
- Ma cos’è la scimmia di giada?
- Non mi è permesso parlare della scimmia di giada ai non iniziati.
- …Peccato. E chi è l'uomo con la valigetta?
- E' il portaborse di Roma. Unisce le sfere alte con le basse.
- Tipo Carminati? - chiese Vipera.
- Non c'è paragone. Comunque cambiamo discorso. Torniamo a noi. Dunque…
- A me la cosa della scimmia di giada intrigava… – disse Vipera.
- La cosa che mi serviva era di trov – continuò Grin.
- Insomma COSA CAZZO VUOI? Entrare nei servizi segreti? Lavorare per il Cavallaro? Farti assumere come addetto alle pulizie all'aeroporto di Fiumicino? Fare una pompa a Gianni Scrovegna? Una dritta sulle corse a Capannelle? O magari la discografia in vinile completa e autografata dei
Thin White Rope e dei Savage Republic? Vuoi fare un'intervista ai Santarita Sakkascia? Vuoi un cucciolo di dromedario?! Oh, hey, hey, oppure magari ti andrebbe di scoparti una polinesiana? O un ladyboy thailandese? Con quei cazzetti pendenti e ipnotici...Cristo...mi fanno impazzire, mi fanno impazzire…O magari...magari vuoi un Picasso originale. Ecco. E’ questo, vero?! Ma pensa! Un Picasso originale! E chi ti credi che io sia? Christie’s? CRISTO! Ma ti sei bevuto il cervello? Un Picasso originale? Vuoi un Picasso originale? Beh, levatelo dalla testa! NON CE L’HO UN PICASSO ORIGINALE! VAFFANCULO! ANDATE A FARE IN CULO!
- …Sono povero, non potrei permettermelo. E comunque quello che mi serve è tutt’altro. Io vorrei solo sapere dove sta il mio amico Bruno.
- …Chi?
- Bruno Adandrìti.
- ...Capisco...capisco…
- Bruno è sparito da almeno tre mesi. Vive al Pigneto con sua nonna. Anzi, viveva.
- Perché ti serve sapere dov'è?
- Intanto per capire se non è morto.

- Ottima osservazione. - ticchettò il bastone di madreperla sul pavimento in segno di approvazione.
- Questo mi serviva. Trovare Bruno Adandrìti. Tutto qua.
- Ok. Bruno Adandrìti. Provvederemo.
- E quanto vi devo?
- Ne parlerai a cose fatte, con Moonhead.
- E se non lo trovate?
- Impossibile.
- Ok, allora...grazie.
- Grazie a te. Dai le informazioni precise a Moonhead riguardo questo Bruno Ardaminchi. E adesso tornate a immergervi nel flusso della troia: Roma.
- Arrivederci Landlord, e grazie... - disse Grin. Vipera fece un cenno con la testa. L'occhio di vetro non rispose. 

Lasciarono la Stazione Termini in un misto d’entusiasmo e malinconia. Decisero di tornare a piedi fino a San Giovanni, dov’era casa di Vipera. Moonhead li accompagnò per un tratto. La città era rovente e marcia: Grin cercò d'immaginarsi il modo in cui le formiche un giorno se la sarebbero mangiata. Non c'era davvero più speranza? Senza dubbio Roma era peggio di dieci anni prima. E nel 2020 sarebbe stata un cesso totale. Chiunque avrebbe dovuto rimboccarsi le maniche e salvare il salvabile. Ma nessuno faceva nulla. Da anni. I carabinieri ciondolanti nelle vie del centro a rimorchiar turiste. I ministeriali simili a bollicine effervescenti d’acque sgasate di mense morte. Gli studenti finti rivoltosi, finti acculturati, codardi. I musicisti ripetitivi come segreterie telefoniche. I piccioni invece stavano migliorando. I piccioni avevano stile. Moonhead era ancora su di giri. Disse che da quasi un anno aveva l'hobby della pornografia; non era tanto il tempo dedicato all'onanismo, quanto piuttosto quello dedicato a collezionare foto amatoriali trovate su internet, suddivise poi per argomento in cartelle del suo pc: autoscatti a seno nudo di diciottenni, giarrettiere di mogli sessantenni, vibratori usati impropriamente, eiaculazioni su facce dentro camerini di prova. E poi aveva creato una macro-cartella per tutte quelle foto dove, secondo lui, i visi delle dirette interessate avevano qualcosa di diabolico: smorfie strane, occhi socchiusi, corpi cadenti e appartamenti esoterici. Diceva che il Diavolo gli si vedeva in faccia poiché era risaputo che si annidasse negli angoli domestici o nelle pompe di benzina. Nel sentire queste parole, Grin provò un senso di turbamento. Aveva ragione sua madre: i suoi amici erano orribili. Moonhead spiegò infine che, di molte di quelle foto, aveva provato a identificare il luogo di provenienza: lo si poteva capire dal pezzo di città che s'intravedeva oltre la finestra sul cui davanzale era appoggiato l'esibizionista di turno. Gli Stati Uniti erano apparsi più spesso di altre nazioni. E fra le città italiane, Roma era la più quotata. Inoltre, Moonhead catalogava i libri presenti nelle librerie sullo sfondo di quelle foto, catturati casualmente: il primo piano degli scambisti ormai era diventata la parte meno interessante dell’immagine. “Il Grande Gatsby” era apparso otto volte. “Fare soldi con classe” tre volte. “Sodomy Summer” due. “Ho voglia di te” due. “Il collezionista di ossa” due. “Tropico del Cancro” una sola. Appartamenti che diventavano capanne sacre. Esseri umani coi loro liquidi riproduttivi: la manna del cielo. Perversioni e sogni nelle stanze periferiche del mondo. Cento enciclopedie non sarebbero bastate a sfiorare l'estensione passionale che permeava le migliaia d’immagini collezionate. Disse Moonhead che a Roma fioriva un sottobosco interessante: Rossella a Tormarancia, Paola a Via Tommaso Da Celano, Giorgia ai Parioli e la Casa Bianca a Malafede. Nel resto d'Italia, chi produceva il materiale più interessante erano Veneto e Sicilia: più scambisti, più esibizionisti, più aree di servizio appartate, più tradizione eno-gastonomica. Disse che in certi bagni degli autogrill della Lombardia venivano improvvisati dei glory-hole con del cartone e delle forbici. Roba rudimentale, romantica. Certamente Moonhead non si limitava al semplice onanismo. Aveva anche rapporti sessuali con veri esseri umani, però mai a pagamento. Era un appassionato rimorchiatore da supermercato. Preferiva le gilf (milf + granny), perché la menopausa gli permetteva di venir dentro di loro. Vipera disse che era una storia disgustosa. Moonhead disse che da almeno un anno seguiva un'antica corrente esoterica babilonese, che insegnava a venire in faccia alle ragazze solo nelle notti di plenilunio. Grin decise che Moonhead era un tizio simpatico, e che dopo aver risolto la storia di Bruno sarebbe stato meglio non vederlo mai più. Si salutarono nei pressi di San Giovanni dandosi il cinque. Grin e Vipera proseguirono a camminare senza dir nulla. Le macchine rombavano, passavano ad ogni ora del giorno, miliardi: un maligno rumore di fondo che impediva ai cittadini di pulire i loro cervelli ed allentare i crampi. Vipera disse che l'anno successivo avrebbe provato a traferirsi a Lisbona: Vipera, il cui vero nome era Enobarbo Casali, sarebbe stato un altro alleggeritore del peso specifico di Roma.
Rivelò a Grin che non conosceva molto Bruno ma sperava che l'avrebbero ritrovato presto. Poi disse che la generazione precedente alla loro aveva avuto bisogno d’una componente ipnotica ed affettiva, e la dance gliel’aveva data. Ma loro? Loro che diavolo avevano trovato? La foce del fiume e basta? Erano divenuti maggiorenni nel 2002: e a quel tempo gli anni novanta erano già finiti. Ragazzi perduti nel mezzo. Forse erano rimasti incastrati fra l'ultima generazione con un'anima di carne, e la prima generazione completamente astratta e tecnologica. Erano immersi in un cazzo di limbo che gli carezzava spalle e genitali, continuamente, fastidiosamente. Erano tristi. Avrebbero dovuto fare il doppio del lavoro, il doppio del gioco per trovare àncore di riferimento.
Sì, anche io penso spesso al passato, siamo una generazione nostalgica, disse Grin, per esempio ti ricordi le gomme Big Babol, Center Fresh e Brooklyn? Vipera rispose che non ricordava molto: lui da piccolo masticava tabacco.
Arrivarono nel cortile dove abitava Vipera, al 3 di Via Magna Grecia. Ai tempi del liceo avevano passato interi pomeriggi a chiacchierare lì dentro, seduti sui muretti. A leggere volantini insurrezionali e stralci della rivista DeriveApprodi. A parlare di musica, bere, fumare, costruire ponti pericolosi con pensieri troppo offensivi. Il serpente aveva covato uova nel loro collo. Una scatola anonima, riempita di grappoli gonfi di violenza. Ai tempi del liceo s’erano rincorsi pomeriggi fortemente magnetici, di quando, ancora persi nei corridoi dell’istituto dopo le cinque, le loro forme erano state avvolte da quella luce smorta che fluiva a branchi dai finestroni…pomeriggi riempiti d’un incantamento nero. In quel
periodo, poco dopo aver preso la patente, s’erano spesso avventurati nel parcheggio a spirale poco distante da casa di Vipera, e dall’ultimo piano, gonfi di alcol e domande, avevano osservato le macchine passare, i palazzi illuminarsi con lentezza; avevano respirato lo smog a pieni polmoni, immaginandosi di essere personaggi d'un libro di Ballard. Una volta c’avevano portato due ragazze, e le avevano scopate, una in missionario sul cofano ed una a pecora sul bagagliaio. Le facce dei due amici s’erano incrociate di sfuggita durante l’atto, costruendo un ponte privato. Sembravano cose troppo lontane nel tempo, forse nemmeno mai accadute. Adesso era una sera d’estate del 2009 - tutti quegli anni come urli rochi - ed entrando nel cortile Grin fu avvolto dagli antichi filamenti neri, che mai erano scomparsi del tutto, e mai si sarebbero dileguati interamente. Vipera era il suo collegamento con gli antichi fuochi. Vipera, forse, poteva essere il suo Graal.
Le zanzare riempivano gli angoli meno illuminati del giardino. C’era ancora luce e stavano vivendo quella che i terrestri chiamano estate. Come se le possibilità e i sogni si potessero avverare solo durante lo stop dalle attività lavorative del resto dell’anno. Miseri. Gli uomini erano vigliacchi e rinsecchiti. Non c’arrivavano. E il pizzardone astratto s’avvicinava. Ma forse c’era ancora tempo. Forse c’era…ancora…I ragazzi entrarono nel cortile e Grin ricordò la voce di Scott Walker cantare: Your eyes ignite like cold blue fire, The scent of secrets everywhere
Arrivarono al portone di Vipera, che s’appicciò una cicca. Era tutto così silenzioso e piacevole. Orecchie di gatti nascosti nell’erba. Si vedevano le code ondeggiare. Ronzio d'insetti blasfemi. Odore di sugo e piante.


- Sai quel libro che mi hai dato tempo fa su Ernst? – chiese Vipera.
- ...No. - disse Grin.
- Dai, non ti ricordi?
- Io ti avrei dato un libro su Ernst? Intendi il pittore?
- Eh.
- Non te l'ho mai dato.
- Si, una copia del Maximiliana Ou l’Exercise Illegal De l’Astronomie.
- Mai dato. Mai posseduto. Ma cos’è?
- Ma certo che me l'hai dato.
- Ti dico di no. Cazzo dici?
- Vabbè, comunque...
- Non te l'ho mai dato.
- Comunque, il punto è che quel libro mi inquieta molto. Cioè, io non capisco molto d’arte, però quel coso mi innervosisce. Ho dovuto toglierlo dalla libreria e metterlo dietro un mobile. Non lo leggo mai quando sono solo a casa.
- ...Non ho mai capito cosa vuol dire capire di arte: si tratta solo di sensazioni. Il problema non è quando non la capisci. Il problema è se non provi nulla.
- Mmm.
- E comunque non ti ho dato alcun libro.
- Max Ernst mi inquieta.
- ...Beh, a me invece piace esattamente perché inquieta. Penso sia uno dei più grandi di sempre. Sai, è strano che parliamo proprio di questo, adesso, qui. Qualche notte fa ho sognato Ernst, ti giuro, ho sognato che ero dentro la stanza dove avveniva la vestizione della sposa-uccello. Lo specchio
e le piume. Forse c'era una tenda ocra. Roba strana. Chi c'era dietro la tenda? Ero certo che qualcuno ci fosse. Chi? 
Mi sono svegliato fradicio di stupore.

In quel momento sopra di loro passò un aereo nero, con quattro ali. Non lo videro.

- Di sudore, semmai.
- No, no, proprio fradicio di stupore.
- Anche io una volta ho sognato la sposa-uccello, caro Michele. Forse l'ha sognata anche Ernst, prima di dipingerla. Siamo fratelli di incubi, noi tre.
- …Beviamo una birra?
- E se invece fumassimo un po'?
- …Non lo so, vivo giorni bloccati…Anni fa leggevamo riviste impegnate, cercavamo d'agire attivamente sul reale, sulla città…Ti ricordi? Ma cos’è accaduto? Non c’interessa più?

Il giorno dopo la città sarebbe apparsa ancora e tutto sarebbe avvenuto di nuovo. Eterno ritorno, anzi, eterno inizio. Una volta Vipera aveva sognato una strada circolare che aveva la forma d'una ciambella e tornava al punto di partenza. Tantissime strade partivano da essa, come un fiore o una ruota; un minuscolo Raccordo Anulare per pedoni. Il nome doveva essere proprio circular road o qualcosa del genere. Non parlò mai a nessuno di quel sogno. Nel frattempo, le possibilità biomorfe del mondo s’ingrossavano.


(da "Michele Della Notte, onironauta", 2OO9, ed. Er B.)

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