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I.

Nel quarto capitolo di “Fascisti contro writers” di Carlo Pangemma, si parla nello specifico dell’eroina in Italia fra la metà degli anni settanta e la fine degli anni ottanta. Un periodo d’oro. Un’ecatombe. L’operazione Blue Moon aveva fruttato molto più di quanto progettato dai servizi segreti. In Italia, zero eroinomani nel 1970 e 300.000 nel 1985. Ivan è il padre di Giuliano, il writer protagonista del libro. Ivan è nato nel 1950 a Grosseto, e a vent’anni è uno degli organizzatori di una sezione Pdup, con la porta dipinta di rosso. I comunisti storici, quelli che votano PCI, li vedono di cattivo occhio, ed essendo pure capelloni li picchiano se li incontrano per strada. A Grosseto gira essenzialmente hashish. A Roma si trova anche altra roba, e comunque nel 1970 non ci sono più di 600 tossicomani; ma l’eroina è praticamente sconosciuta. Il 20 marzo del 1970 il nucleo antidroga diretto dal capitano Servolini trova un grande quantitativo di sostanze stupefacenti dentro un barcone ormeggiato sul Tevere: viene requisito il tutto e arrestati gli occupanti. Le più importanti testate giornalistiche gridano allo scandalo: CENTRO DEL VIZIO NEL CUORE DI ROMA. Viene accusata indirettamente la cultura dei freak e dei capelloni, e tutto il movimento giovanile di contestazione. Tre anni dopo, il dossier “La droga nera” di Stampa Alternativa rivelerà che la storia del barcone era una truffa, macchinata dalle forze dell’ordine. Nel frattempo intanto, la diffusione dell’oppio nel mondo è salita incredibilmente. Nel 1972 in Italia s'intensifica la repressione del traffico di hashish e marijuana, e la legge Valsecchi mette al bando le anfetamine dalla lista dei farmaci ammessi. Fra gli spacciatori comincia a circolare una gran quantità di morfina venduta a prezzo stracciato, che porta molti utilizzatori di anfetamina a passare alla nuova sostanza. Poco dopo, la morfina viene soppiantata dall’eroina. I primi veri esperimenti, effettuati sotto il controllo della polizia in borghese, avvengono a Campo de’ Fiori a Roma. Il tramite fra Italia e

USA è Ronald Stark, buontempone hippy e angelo nero, infiltrato onnipresente dei servizi segreti. Erano periodi di guerre psicologiche e strategie della tensione, prime bombe ed un fallito (stranamente interrotto all’ultimo momento) golpe militare. Nel 1975 l’eroina è già un fenomeno endemico delle periferie urbane italiane ed europee. Le istituzioni non comprendono il pericolo crescente e diffondono messaggi confusi e contraddittori sui reali effetti della sostanza, che è letale. Ma facciamo un passo indietro. Nel 1970 Ivan ha vent’anni e vive a Grosseto: è uno degli organizzatori di una sezione Pdup, con la porta dipinta di rosso. I comunisti storici, quelli che votano PCI, li vedono tutti di cattivo occhio perché sono capelloni, e se li incontrano per strada li picchiano senza pietà. A Grosseto gira ancora, essenzialmente, solo hashish. Un paio di ragazzi vengono arrestati perché trovati in possesso di alcune pasticche; uno era di ritorno da Istanbul, dove era già stato fermato in un locale che permetteva
l’utilizzo di droga. Grosseto comincia a mischiare i colori. La città anonima s’unisce ai campi, le strade d’asfalto alle galline: è un posto triste, mediamente grande, dove non c’è nulla, forse solo i tramonti, probabilmente solo quelli, acquosi, glabri, vecchi di cent’anni. Nel 1973 l’hashish dell’Afghanistan dilaga ovunque. Nelle sezioni del Pdup vengono organizzate riunioni sull’argomento. Ivan frequenta
la comune di Lattaia, poco distante, persa in un luogo senza ricordi, sagome acquifere. Erano tempi in cui bisognava costantemente trovare un significato politico alle cose del mondo: anche per la droga fu così. Dimmi che droga usi e ti dirò chi sei, è una frase che avrebbe più senso. La gente usa la droga
quasi sempre per i motivi sbagliati
: ancora meglio. Ma nelle se
zioni politiche e nelle comuni si diceva che forse le droghe leggere erano rivoluzionarie e quelle pesanti no, anche perché…erano di destra. Alcuni credevano che valesse esattamente l’opposto. Qualcuno di Lotta Continua spiegava quanto fosse necessario fumare oppio o eroina, anche perché fumarla non era come iniettarsela, e non faceva affatto
male. Sorsero poi dubbi riguardo l’eroina che circolava in paese, sembrava che arrivasse dalla Capitale e fosse legata ad un giro di soldi ed armi. Si diceva che la fondatrice della comune di Lattaia fosse la compagna di un re dell’oppio del Marocco. Tutti i giorni del mondo erano nebulosi e acquosi. Gli steli si sfaldano e ricrescono e si risfaldano e ricrescono. Durante il Re Nudo Pop Festival al Parco Lambro, 26 giugno 1976, drogati di anfetamine o hashish picchiano gli eroinomani, li attaccano, e quando chiedono al giovane spacciatore coi denti rovinati perché venda eroina, perché si buchi, lui dice ormai quasi più, non mi buco quasi più, ogni tanto, solo per capire perché la gente si buchi, per capirne i motivi, per rallentare i ritmi, non certo per accelerarli. Nel 1977 ormai moltissimi hanno deciso di provare l’eroina iniettandosela in vena. La generazione post sessantottina è un’illusione fragile persa
in un mondo freddo, non ha colonne che la sostengano, è invisibile, è degna di un’enciclopedia di legno rilegata in cento volumi, produrrà oro e merda: presto sarebbe scomparsa dalle cronache mondiali, mitragliata dalla depressione, dalla morte, dall’oblio: e i prossimi venturi anni 80 sarebbero stati
il cimitero d’Italia. Nella comune di Lattaia muore un ragazzo, circondato da minuscole pozzanghere rosse. Capita in tutta Italia. A Verona, prima città italiana per numero di tossici, pare di veder rioni di zombie da film dimenticati: i fantasmi si bucano in pieno centro, dietro Piazza Erbe. E’ ancora tutto così nuovo e oscuro, ma sta accadendo. Nascono i primi centri di recupero, tipo quello di Don Enzo Capitani. 
Grosseto è zeppa di tossici. Anche Ivan è un tossico. Dal 1976. Suo figlio Giuliano nasce nel 1978. Nel 1979 la catastrofe dilaga. Pochi erano in grado di fare una vita normale e bucarsi allo stesso tempo. Ivan perde tutto, inclusa la mente: la scimmia arremba; in un pugno di settimane il resto non
conta più nulla: i genitori non sanno come aiutarlo, provano a bloccarlo in casa per farlo smettere, e lui urla, rompe cose, vuole la roba, sembra impazzito, bisogna portarlo al manicomio? chiede il padre, la sera lo chiudono a chiave in casa, e lui beve tutto ciò che trova e ingolla manciate di pasticche e farmaci, serate letali, sfilacciate, i coltelli dentro l’addome, freddi siberiani che lo accerchiano, beve pure l’alcol per pulire per terra, quello tutto rosa, e poi sviene o s’addormenta, almeno la quiete lo raggiunge di notte, quando dorme, e una volta cade dal balcone del primo piano e fa quattro metri cadendo sull’erba, ma non s’accorge di nulla: all’alba lo trovano addormentato sull’erba bagnata, cosparso di rugiada e insetti. Un amico del padre dice: “C’è un tale che a San Patrignano sta aiutando gli eroinomani, sembra che funzioni…”. Ma poi non succede nulla e nessuno va da nessuna parte. All’alba Ivan resta sempre accartocciato, in una stasi di vermi onirici, e nuota nella rugiada. Riesce a fuggire, scompare dalla città. La sua compagna Viola rimane sola col figlio Giuliano dentro la comune. Alla fine la comune si disgrega, gli anni settanta finiscono e Viola torna a casa dai genitori. Il paese trabocca di morte. Ivan raggiunge un amico che vive a Roma, dove la roba si trova facilmente, roba eccellente, bianca thailandese, brown indiana, gialla siriana, roba da leccarsi i baffi con principio attivo altissimo, non come sarebbe stato vent’anni dopo, più basso del 15%, merda, quasi tutto taglio. Gli anni 80 furono l’epoca d’oro dell’effimera sostanza. L’amico di Ivan vive a Garbatella. I lotti delle case popolari, gli edifici dell’ex zona industriale mussoliniana abbandonata, 
la stazione Ostiense: luoghi pieni di tossici. Ogni settimana muoiono ragazzi, i cadaveri li trovavano lungo le strade, nei parcheggi. L’illuminazione viene portata ovunque per scoraggiare i tossici a bucarsi a vista, ma ci si buca comunque, non importa. Chiunque abbia vissuto quel periodo, da tossico o meno, ha conosciuto almeno venti persone che si facevano, la maggior parte dei quali oggi tutti morti o spariti nel nulla. In realtà sono i fantasmi a sorreggere la Storia. Nel 1984 i giardini delle scuole sono un prato di siringhe, a volte vengono lasciate conficcate negli alberi. Chi la sera torna da lavoro o palestra, incontra gente che si buca sulle panchine, androni condominiali, parchi, o li vede gemere dietro i cassonetti. Andrea Pazienza, morto anche lui d’overdose, ha disegnato coi suoi fumetti un quadro chiaro di quel periodo.
Un giorno Ivan va in overdose ma qualcuno chiama l’ambulanza e si salva. La roba si può comprare ovunque, di qualità altissima, ma i prezzi ormai sono schizzati alle stelle. Milioni di lire spesi ogni mese per farsi. Scippi, furti, auto scassate, violenze incontrollate. L’amico di Ivan torna da un viaggio in Svizzera e gli parla del Platzspitz di Zurigo, una mecca del buco a cielo aperto, dove ogni giorno si incontrano migliaia di tossicomani provenienti da tutta Europa. Sembra un film di zombie, gli dice. Ivan decide di non andarci. L’amico progetta un altro viaggio a Zurigo, ma non riuscirà ad andare. Muore d’overdose a Tor Bella Monaca, un buco fatto in fretta e male. Viola cerca Ivan e lo trova. Prova ad
aiutarlo per l’ultima volta. Ci riesce. E’ il 1987. Ivan impiega un anno e mezzo: smette di drogarsi. Giuliano sta iniziando le medie. Si trasferiscono tutti a Roma. E’ un’adolescenza instabile quella di Giuliano, durante la quale conosce meglio il padre, fino a quel giorno soltanto un fantasma della memoria. Nel 1992 Giuliano inizia il liceo e parla molto con Ivan, che scarica le cassette ai Mercati Generali. Viola fa la giorna
lista: vuole scrivere un libro sulla generazione fantasma post 1968 e sull’eroina, sui fascisti e su Autonomia Operaia, sulle BR e gli indiani metropolitani, su Frigidaire e il punk. Giuliano partecipa alla sua prima occupazione scolastica, si parla di tante cose, anche di droga. Conosce un ragazzo che si buca. Lui certamente non si buca né mai lo farà: il fantasma passato di suo padre lo bracca, custodendolo e preservandolo: la sua mancanza di anni in realtà lo protegge dal mondo.
L’amico di Giuliano però, Volpe, lui si buca, all’inizio la fumava, poi aveva preso ad iniettarsela nel muscolo (come suggeriva Keith Richards), ma alla fine era giunto alla vena. La botta era amplificata, la dipendenza s’ingrossava. Volpe è un tipo simpatico che ascolta gli Happy Mondays e gli Alice in Chains. Un giorno esce dall’eroina per il rotto della cuffia. Giuliano sono anni che scrive sui muri, la sua tag inizia con J e finisce con O. Di notte gira le rimesse dei treni con Pools, Ghisa, Panda e Jon, dipingendo tutto. Ci sono scontri con le guardie. Ghisa lo prendono di striscio con un proiettile. I fascisti una notte li beccano e li inseguono. Giuliano ricorda i racconti di sua mamma, un’incursione fascista dentro la comune, ma lui al tempo aveva solo un anno, non ha memoria di nulla se non d’ombre: forse, magari, era stato tutto un sogno. Pensa sempre più che la vita sia un sogno galleggiante e mentre i fascisti lo inseguono col Tevere nero sullo sfondo realizza che ogni generazione ha i suoi conflitti e le sue speranze, e ci saranno sempre morti in battaglia, ognuno con le sue ragioni ed i suoi altari – comunque, quella notte si rifugiano al Pincio e si salvano: lì passano la notte, osservando le immense luci di Roma spuntare dalla pece. Nelle librerie d’Italia esce “A water babies” di Edgardo
Sogno. I bellissimi e tutto sommato ingenui anni novanta corrono via. Arriviamo al 2001. Il consumo di eroina cala incredibilmente. Certi aerei impattano sui grattacieli di New York. Un paio d’anni dopo il consumo di eroina risale, meri
to dei campi d’oppio afghani controllati dalla CIA. L’eroina costa di nuovo meno della cocaina, la giostra si ripete. E’ un’altalena organizzata dalla criminalità del mondo. A Roma comandano i Casamonica. Il libro di Viola viene presentato nelle scuole. Giuliano è un grafico con partita iva. Non va più a scrivere sui muri. Però segue ancora la scena, osserva la silhouette della città, le tag, i pezzi. Ci sono molti giovani writer in gamba. Parlando col suo amico Tommaso, in arte
Piotta, decide di girare un documentario sul writing a Roma dagli anni 80 ad oggi. Fa anche da consulente ad un giovane scrittore, Pietro Azteni, per la stesura del suo libro “Morte Accidentale Di Un Writer”. Tutti i nuovi progetti acquistano forma definita. In un momento del documentario, un writer
- creatura della notte per antonomasia - parla a Giuliano di tutte le vedette della droga che è facile riconoscere nella periferia di Roma durante il plenilunio, quando in bande si va a scrivere sui muri. Una volta uno spacciatore nigeriano li ha rincorsi, pensando fossero poliziotti in borghese: doveva essere matto. Loro dei poliziotti? Ci mancherebbe altro. Come i fascisti. Ci mancherebbe altro. Canidi senza cazzo. Il documentario prende una piega inaspettata. Si parla anche di droga. Si parla anche di eroina. Nel 2005 l’eroina è molto usata. Nel 2010 sarebbe risparita, e nel 2016 sarebbe tornata, in maniera ancor più esagerata. La solita grattugia monetaria sulla pelle di ragazzi sempre più giovani, diciott’anni, sedici. Eroina meno potente, tranne la gialla, che vendono gli africani a Mestre, roba da overdose immediata se non divisa in due punture. La bianca ormai proviene unicamente dall’Afghanistan, oltre che da Turchia ed ex Jugoslavia. I carichi avvengono il più delle volte via terra, con la macchina,
passandola da confine a confine. Del resto, la merce trasportata per via marittima o aerea è ormai facilmente rintracciabile dalle forze dell’ordine. La bianca è tagliatissima, debole, 
bisogna farsene di più per stare bene. I tossici storici, che si fanno da trent’anni, dicono che con l’eroina degli anni 80
non c’è partita: mentre lo dicono si leccano le labbra spaccate. Ormai la bubba è solo merda. La white oggi si sniffa o si fuma, il buco è calato, ma si vedono ancora tante siringhe in giro. In alcune zone della città pare di rivivere Piazza Guadalupe anni 80, Via dei Cessati Spiriti anni 90. Tor Bella Monaca è un mercato aperto 24 ore su 24. C’è la camorra napoletana e la ‘ndrangheta calabrese: un business redditizio in mano a decine di famiglie, soprattutto i Casamonica. Percorrendo Via dell’Archeologia si arriva al Parco Del Buco, un manto erboso cosparso di siringhe e fazzoletti imbevuti di rosso. Quasi ogni giorno c’è qualcuno che va in overdose. La fondazione di Villa Maraini aiuta i fantasmi, svolgendo intervento di primo soccorso, e distribuendo siringhe pulite dal camioncino della vita. Spesso provano a convincere i tossici ad entrare in comunità. San Basilio è fra le maggiori piazze d’Europa per spaccio d’eroina, superiore persino a Scampia. Qui comanda la camorra. In Via Morovalle, vicino alle case
occupate, si smercia droga davanti al bar della Coltellata. I pusher e le vedette sono spesso minorenni. I clienti hanno una ventina d’anni. Al Pigneto l’emergenza non è da meno. Il quartiere è sempre stata una cadente pattumiera, ma hipster ritardati l’hanno rivalorizzato aprendo localetti disgustosi e comprando case fatiscenti al triplo del loro valore. La movida è cresciuta incredibilmente, e l’eroina la spacciano africani ed egiziani. Alle volte vengono usati anche nomadi minorenni per far da vedette. L’eroina costa dieci euro a dose, meno della cocaina: motivo per il quale tanti adolescenti stanno cadendo nel libro di questa sostanza. Attorno alla Stazione Termini camminano i licantropi. Via Marsala di notte fa paura. E fino a Piazza Vittorio e Colle Oppio si scatena il festival di spaccio e buco. Giuliano fa ricerche, chiede

pure ad amici d’amici. A Termini c’è il guineano del binario 24, che vende eroina e cocaina. Qui molti dei clienti sono insospettabili, in viaggio di lavoro o in pausa pranzo, che vengono a fare shopping per poi spararsi la roba nei bagni della stazione o in ufficio, e magari sono pure in grado di controllare la vita fra normalità e scimmia, come faceva Sick Boy. Il documentario allunga il minutaggio e diventa un lungometraggio. Ivan vi partecipa in veste di storico diretto. Anche un suo amico milanese, che negli anni ottanta faceva lo spacciatore, parla dei suoi ricordi, pure come utilizzatore, ma al tempo l’aveva sempre e solo aspirata: 1 grammo di ero costava circa 130.000 lire, i luoghi dello smistamento erano
Cairate, il cimitero di Cassano Magnano, la stazione di Cavaria, i boschi di Milanello, di Cantalupa, di Fagnano Olona; lui con la droga ci si era comprato una decappottabile, poi era entrato in un gorgo più vasto di lui, e c’era rimasto sotto…un altro fantasma d’Italia – ai tempi la brown sugar era di ottima qualità, ancora da tagliare, appiccicosa e caramellosa, color caramello; la bianca thailandese aveva un sapore indescrivibile, amara in gola. L’opera di Giuliano cambia pelle e diventa un film interamente dedicato all’eroina, il writing viene messo da parte. Lo proiettano in sale di quartiere ed ha successo. Viola presenta il documentario del figlio al Festival del Cinema di Roma. Il pubblico risponde benissimo. Anni dopo, su questa scia, avrebbero ingrandito il tiro e girato il film “Roma Termini”, più aggraziato e romantico. Ivan, Viola e Giuliano vivono ancora oggi la loro vita a Roma nel quartiere nomentano. Giuliano è sposato e ha una figlia molto bella. Dicono che somigli tutta ad Ivan. Speriamo di no, dice ridendo lui. Ad Ivan talvolta, in alcuni momenti della giornata, gli riviene in testa. Sarà così per sempre.



II.

Il segreto è la ripetizione, il dormiveglia, il messaggio subliminale.
Il segreto del segreto è un libro costellato di ripetizioni, che
potrebbero sembrare casuali.
Il segreto era addirittura in certe poesie lette alla fine degli
anni novanta, nelle aule occupate di un liceo, o nelle bische
clandestine, dove gli iguana si sfregiavano a morsi.

M’incanto di mondi luridi d’intenti magici.
Aspetto ancora i vascelli.



(da "Michele Della Notte, onironauta", 2OO9, ed. Er B.)

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